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Il Nostro Blog

Antonio Romano

Antonio Romano

Lo StudioRomano@ssociatiè una società di commercialisti che opera da oltre 20 anni nel settore della Consulenza del Lavoro.

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inpsavvisoaddebito


Il Socio di una Snc si è rivolto allo studio Romano Associati dopo aver ricevuto la notifica di due avvisi di addebito da parte dell’Inps con i quali gli erano stati chiesti i pagamenti relativi ai contributi previdenziali inerenti la gestione commercianti per il periodo in cui lo stesso era socio della snc.
Il partner dello Studio Avvocato Rosa Stompanato dall’esame della situazione ha rilevato che il cliente non era tenuto al pagamento dei contributi previdenziali in quanto per il socio di una snc che non svolga nel contesto societario attività commerciale con carattere di abitualità e prevalenza non opera l’iscrizione nella corrispondente gestione previdenziale , non essendo in tal caso sussistente il presupposto dell’obbligo contributivo.
L’avvocato Stompanato ha pertanto introdotto la causa per l’annullamento degli avvisi di addebito; con la Sentenza emessa dal Tribunale di Nola sez. Lavoroe Previdenza n. 2198/2018 il G.L. ha accolto l’opposizione e dichiarato illegittima l’iscrizione del ricorrente alla Gestione Commercianti.

Sintesi della controversia

L'ISCRIZIONE ALLA GESTIONE COMMERCIANTI INPS ED IL REQUISITO DELLA PREVALENZA E DELL’ABITUALITA’ DEL SOCIO DELLA SNC

L’art. 12, comma 11, del D.L. 31 maggio 2010 n. 78, convertito con legge del 30 Luglio 2010 ha stabilito che “L’art.1 , comma 208 della Legge 23 dicembre 1996, n. 662 si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell’Inps. Restano, pertanto, esclusi dall’applicazione dell’art. 1, comma 208, legge n. 662/96 i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui all’art. 2, comma 26, legge 8 agosto n. 335”
Il criterio dell’attività prevalente, quale parametro di valutazione per individuare la gestione assicurativa dell’Inps alla quale versare i contributi previdenziali nel caso di svolgimento di plurime attività che, autonomamente considerate, comporterebbero l’iscrizione a diverse gestioni previdenziali, opera per le attività esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti.
Per queste attività vale il criterio (semplificante)dell’attività prevalente per individuare l’unica gestione assicurativa alla quale versare i contributi previdenziali in riferimento anche all’attività non prevalente che, ove esercitata da sola, comporterebbe l’iscrizione in un’altra gestione assicurativa; ciò nel concorso con l’assenso dell’Inps che, in ragione del disposto del secondo periodo del medesimo comma 208 dell’art. 1 cit., è chiamato a decidere sulla iscrizione nell’assicurazione corrispondente all’attività prevalente.
Quindi, non è sufficiente la mera qualità di socio o di amministratore. Sicchè, ove il socio o amministratore non svolga attività commerciale con carattere di abitualità e prevalenza, non opera l’iscrizione nella corrispondente gestione previdenziale, non essendo in tal caso sussistente il presupposto dell’obbligo contributivo. Pertanto, il requisito fondamentale per fondare l’obbligo di pagare i contributi è la prova dell’abitualità e della prevalenza di attività lavorativa svolta nel contesto societario. Il predetto obbligo dipende, dall’accertamento e dalla prova – incombente sull’ente previdenziale- dello svolgimento da parte del socio di una partecipazione personale al lavoro aziendale con i caratteri dell’abitualità e della prevalenza. Quindi, la prestazione offerta deve avere carattere di abitualità e preponderanza rispetto agli altri fattori produttivi, intendendosi per partecipazione al lavoro aziendale lo svolgimento dell’attività operativa in cui si estrinseca l’oggetto dell’impresa.

minimovitale


Quando si discute di pignoramento, spesso si fa rifermento anche al c.d. minimo vitale. Trattasi, in concreto, di una somma che non può essere aggredita in alcun modo dal creditore e che garantisce al debitore il soddisfacimento delle sue primarie necessità.
Pertanto, colui che subisce il pignoramento dello stipendio tende subito a domandarsi se ha diritto a un minimo vitale che i suoi creditori non possono mai pignorare?
Ebbene, purtroppo il minimo vitale è escluso per il pignoramento dello stipendio, infatti, esso è previsto dalla legge esclusivamente per il pignoramento della pensione, mentre gli stipendi possono essere aggrediti, ma solo nel rispetto di altri particolari limiti.
Ma procediamo con ordine.
Con riferimento alle somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, l’articolo 545 del c.p.c. stabilisce l’impignorabilità per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. In concreto detta somma, per l’anno corrente, è pari a 679,50 euro, vale a dire 453 euro più la sua metà. Il pignoramento, dunque, può riguardare solo la parte eccedente tale importo, tra l’altro non per l’intero, bensì nel limite del quinto.
Invece, per le somme percepite a titolo di stipendio, benché il legislatore non abbia previsto alcun minimo vitale, i lavoratori dipendenti potranno comunque contare sulla limitazione del quinto dell’importo dello stipendio netto, oltre il quale il pignoramento non può estendersi.
Se, quindi, a titolo esemplificativo, lo stipendio netto risulta pari a 1.200,00 euro, potranno essere pignorate mensilmente al più 240,00 euro.
Inoltre, nell’ipotesi in cui dovessero contemporaneamente concorrere cause diverse, il pignoramento dello stipendio non potrà, tuttavia, estendersi oltre la metà del suo ammontare; mentre, nel caso di crediti alimentari, le somme dovute da privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego possono essere pignorate nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da questi delegato.
Siffatte ulteriori limitazioni trovano applicazione anche alle pensioni, ma sempre per la parte che eccede il minimo vitale.

approvazione resto al sud

Soddisfazione per le prime approvazioni dei progetti Resto al Sud.

Lo Studio Romano è felice di condividere la soddisfazione per i primi decreti di approvazione relativi al bando Resto al Sud rivolto a giovani imprenditori del sud Italia con l’obiettivo di dare una spinta alla crescita economica del meridione che finanzia l’avvio di progetti imprenditoriali con un programma di spesa per ogni soggetto di 50 mila euro e massimo 200 mila euro in caso di società (50mila per ogni socio con i requisiti). 

A CHI SI RIVOLGE
Giovani di età compresa tra i 18 e 35 anni residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia
• che non abbiano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto per tutta la durata del finanziamento;
• che non risultino già beneficiari di altre agevolazioni nazionali per l’autoimprenditorialità nell’ultimo triennio;
• società e ditte individuali non ancora costituite oppure costituite successivamente alla data del 21 giugno 2017.
COSA SI PUÒ FARE
Avviare iniziative imprenditoriali per:
• la produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura;
• la fornitura di servizi alle imprese e alle persone;
• il turismo.
Sono escluse dal finanziamento le attività libero professionali ed il commercio.
LE AGEVOLAZIONI
• un contributo a fondo perduto pari al 35% del programma di spesa;
• un finanziamento bancario a tasso zero del 65%, concesso da un istituto di credito aderente alla convenzione tra Invitalia e ABI, garantito dal Fondo di garanzia per le PMI.
Il finanziamento bancario deve essere restituito in 8 anni e beneficia di un contributo in conto interessi che copre integralmente gli interessi del finanziamento.
EROGAZIONE DEL FINANZIAMENTO
In caso di esito positivo dell'istruttoria di INVITALIA, che dura massimo 60 giorni, e'prevista, per prima, l’erogazione del finanziamento bancario a tasso zero (65% di 50.000 euro = 32.500).
Successivamente e' possibile la richiesta del contributo a fondo perduto che può avvenire solo dopo l’erogazione del finanziamento bancario e solo dopo aver sostenuto almeno il 50% delle spese, mediante presentazione di documenti di spesa anche non quietanzati e di una dichiarazione attestante la presenza dei beni presso l’unità produttiva.
La seconda erogazione dell’importo a fondo perduto avviene a saldo e dunque a chiusura del programma di investimento.
COSA FINANZIA
• Interventi di ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili (massimo 30% del programma di spesa)
• macchinari, impianti e attrezzature nuovi
• programmi informatici e servizi per le tecnologie, l’informazione e la telecomunicazione (TIC)
• altre spese utili all’avvio dell’attività (materie prime, materiali di consumo, utenze e canoni di locazione, canoni di leasing, garanzie assicurative) (massimo 20% del programma di spesa).
Non sono ammissibili le spese di progettazione, le consulenze e quelle relative al costo del personale dipendente.
AVVIO E CONCLUSIONE DEI PROGETTI
- devono essere avviati successivamente alla presentazione della domanda ovvero successivamente alla data di costituzione della societa'; per data di avvio si intende la data del primo titolo di spesa ammissibile alle agevolazioni;
- i progetti devono essere ultimati entro ventiquattro mesi dal provvedimento di concessione; per data di ultimazione si intende la data dell'ultimo titolo di spesa ammissibile.

Check list DOCUMENTI
1. Documento d'identita' e Tessera Sanitaria;
2. Curriculm Vitae (dettagliato con esperienze e competenze del soggetto rispetto alla specifica attivita' prevista dal progetto imprenditoriale);
3. Preventivi di spesa (max euro 50.000,00) al netto Iva relativi a redatti su carta intestata del fornitore, datati e numerati ed intestati al soggetto richiedente relativi a:
a) Macchinari, attrezzature, arredamenti;
b) Opere murarie per ristrutturazione locali (max 30% del totale investimenti);
c) Attivo Circolante: merci, canone di fitto locali, utenze etc. (max 20% del totale investimenti).
4. Firma Digitale;
5. Indirizzo Pec (posta elettronica certificata).

Non è prevista una scadenza per la presentazione delle domande.

Lo studio è disponibile per attività di consulenza ed assistenza nella redazione e presentazione del progetto.

Qualora dovesse ritenere di Suo interesse la presente proposta, non esiti a contattarci senza impegno e nella massima riservatezza per fissare un incontro al fine di valutare insieme un accordo di collaborazione.
Phone: (+)39 081 520 3316
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immaginecampaniaCultura in Campania, 10Milioni per le imprese culturali

Il decreto dirigenziale della Regione Campania n. 164 del 30 luglio 2018 pubblicato sul Burc speciale del 31 luglio 2018 ha emanato l'avviso pubblico per la concessione di incentivi finalizzati a sostenere le imprese sul "Sistema produttivo della Cultura" e sui "Nuovi prodotti e servizi per il turismo culturale".
L’obiettivo del provvedimento della Giunta Regionale è migliorare la qualità dell’offerta culturale esistente attraverso il sostegno alle imprese economiche di settore, stimolando la creazione di nuovi servizi e l’innovazione dei processi.
Complessivamente vengono stanziati 10 milioni di euro così suddivisi:
- 4 milioni per gli interventi relativi all’ Ambito 1 "Sistema produttivo della Cultura";
- 6 milioni per gli interventi relativi all’Ambito 2 "Nuovi prodotti e servizi per il turismo culturale".

L'entità massima del contributo concedibile è pari per l’Ambito 1 all’80% delle spese ammissibili, mentre per l’Ambito 2 al 60% delle spese ammissibili.
Il primo Ambito si rivolge prevalentemente al sostegno delle imprese esistenti nel settore della cultura attraverso processi tradizionali e punta al loro rafforzamento, mentre il secondo Ambito è rivolto a quelle imprese che vogliono fare sperimentazione tecnologica e di settore, interfacciandosi con altri settori quali l’industria creativa, la manifattura, l’alta tecnologia e il turismo.
Possono presentare domanda di agevolazione le Micro, Piccole o Medie Imprese (MPMI), che operano nella sfera del patrimonio culturale storico e artistico, delle produzioni dei contenuti culturali, della cultura materiale e delle attività correlate, secondo le specifiche di cui all’Avviso.

Tutte le imprese, sia attive che da costituire, devono operare esclusivamente nei seguenti settori:
Ambito 1 – sistema produttivo della cultura
- rappresentazioni artistiche;
- gestione di strutture artistiche e sale cinematografiche;
- biblioteche, archivi e attività di musei;
- gestione di luoghi e monumenti storici e attrazioni simili;
- attività di orti botanici, dei giardini zoologici e delle riserve naturali.
Ambito 2 – nuovi prodotti e servizi per il turismo culturale
- industrie culturali, fotografia, stampa;
- industrie creative, editoria, grafica, studi di registrazione, radio e televisione, studi di registrazioni sonore, computer games (a tematica culturale), comunicazione;
- servizi per la pubblicità, software e sviluppo, ICT;
- architettura e servizi diversi per il patrimonio culturale, design, il made in Italy, la moda ed i settori in cui trovano espressione le attività collegate alle tradizioni ed alla culturale locale;

- mobilità turistica, ricettività, ristorazione.

Le Domande di Agevolazione dovranno essere compilate on line, accedendo, previa registrazione, allo specifico sito messo a disposizione dalla Regione Campania, sottoscritte digitalmente e inviate mediante procedura telematica a partire dalle ore 10.00 del 50° giorno successivo alla pubblicazione sul BURC dell’Avviso e fino alle ore 14.00 del 60° giorno successivo alla data di pubblicazione sul BURC dell’avviso.

La scadenza per la presentazione delle domande è il 01/10/2018.

Lo studio è disponibile per attività di consulenza ed assistenza nella redazione e presentazione del progetto.

Qualora dovesse ritenere di Suo interesse la presente proposta, non esiti a contattarci senza impegno e nella massima riservatezza per fissare un incontro al fine di valutare insieme un accordo di collaborazione.
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Ai sensi dell’articolo 5, comma 4, Tuir, nell’impresa familiare il reddito prodotto deve venire imputato ad ogni collaboratore che ha prestato in modo continuativo e prevalente la sua attività di lavoro nell’impresa, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili, per un importo in ogni caso complessivamente non superiore al 49% dell’ammontare che risulta dal modello Redditi del titolare.
L’istituto dell’impresa familiare è disciplinato, dal punto di vista civilistico, dall’articolo 230-bis cod. civ., ai sensi del quale è considerata tale l’impresa nella quale collaborano i seguenti familiari:
- coniuge;
- parenti entro il terzo grado (padre, madre, nonno/a, nipote, fratello, sorella, bisnonno/a, pronipote…);
- affini entro il secondo grado (suocero/a, figlio/a del coniuge, nonno/a del coniuge, …);
prestando in modo continuativo la propria attività lavorativa.

I suddetti familiari:
- hanno diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia;
- partecipano agli utili dell’impresa familiare;
- partecipano ai beni acquistati;
- partecipano agli incrementi dell’azienda, compreso l’avviamento;
in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.

Tale forma di impresa, anche se gestita con la collaborazione dei familiari, conserva il trattamento e la natura di ditta individuale.
Si evidenzia che non può configurarsi impresa familiare nel caso di attività professionale, e non imprenditoriale, svolta dal titolare.
Nei confronti dell’impresa familiare trova applicazione il sistema di tassazione per trasparenza tipico delle società di persone: il reddito prodotto deve venire imputato ad ogni collaboratore che ha prestato in modo continuativo e prevalente la sua attività di lavoro nell’impresa, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili, e indipendentemente dall’effettiva percezione del reddito, per un importo in ogni caso complessivamente non superiore al 49% dell’ammontare che risulta dal modello redditi del titolare, a cui deve in ogni caso essere attribuita una quota minima del 51%.
Quindi la quota di reddito attribuibile ai soggetti partecipanti all’impresa familiare non può superare il 49% dell’ammontare del reddito risultante dalla dichiarazione annuale, mentre le eventuali perdite conseguite dall’imprenditore non possono essere attribuite ai collaboratori ma sono di esclusiva pertinenza del titolare.
I partecipanti all’impresa familiare devono risultare nominativamente, con indicazione del rapporto di parentela o affinità con l’imprenditore, da un atto notarile (atto pubblico o scrittura privata autenticata) anteriore all’inizio del periodo di imposta; non è invece necessario che dall’atto siano specificate le quote di partecipazione agli utili spettanti ai collaboratori, poiché queste sono individuate a consuntivo in proporzione al lavoro prestato in azienda (in modo continuativo e prevalente), in base a specifica attestazione rilasciata dal titolare.Gli effetti fiscali connessi con l’attribuzione del reddito ai collaboratori si producono con decorrenza diversa a seconda si tratti:
di un’impresa costituita ex novo sotto forma di impresa familiare;
di un’impresa già esistente che nel corso dell’esercizio diventa impresa familiare;
dell’ingresso di un nuovo collaboratore in impresa familiare già esistente.
Nel caso di nuova impresa costituita nella forma di impresa familiare, gli effetti fiscali si producono a decorrere dallo stesso periodo di imposta, a condizione che l’atto sia registrato entro il termine di 20 giorni, e quindi l’imputazione della quota al collaboratore avverrà dall’anno di costituzione.
Nel caso invece di costituzione dell’impresa familiare nel corso di un esercizio, successivo all’inizio dell’attività imprenditoriale, o nel caso di ingresso di un nuovo collaboratore in impresa familiare già esistente, gli effetti fiscali si producono a decorre dal periodo di imposta successivo alla data dell’atto.
Di conseguenza per garantire l’attribuzione al familiare collaboratore del reddito già dal 2018 (modello Redditi 2019), l’atto deve essere stipulato entro il 31 dicembre 2017; se l’atto viene stipulato successivamente (ad esempio il 8 gennaio 2018), l’effetto fiscale di ripartizione del reddito al collaboratore si produrrà soltanto a decorrere dal 2019.
Nell’ipotesi, infine, di un collaboratore che abbia cessato l’attività nel corso del 2017, allo stesso sarà in ogni caso attribuita una quota di reddito proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato durante l’anno.

divietocontanti1

Dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro ed i committenti non potranno più corrispondere ai lavoratori/collaboratori la retribuzione/compenso, nonché ogni anticipo di essa, per mezzo di denaro contante, indipendentemente dalla tipologia del rapporto di lavoro instaurato.
Vediamo le caratteristiche della norma.
Rapporti di lavoro
La preclusione all’uso del contante è prevista per qualsiasi rapporto di natura lavorativa, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione, sia essa autonoma o subordinata (es. rapporto dipendente, collaborazione coordinata e continuativa, ecc.).
Rientrano nella disposizione anche i rapporti di lavoro instaurati, in qualsiasi forma, dalle cooperative con i propri soci (ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142).
Inoltre, nessuna esclusione alla disposizione normativa può essere effettuata in relazione alla brevità del rapporto di lavoro, come, ad esempio, per quanto attiene ai contratti subordinati a tempo determinato o intermittenti; infatti, anche per detti casi, bisognerà seguire le indicazioni fornite dal legislatore in merito ai mezzi di pagamento tracciati, per le prestazioni fornite.
Esclusioni
Vengono previste anche delle esclusioni all’obbligo normativo. Questi i rapporti esclusi dal divieto al pagamento in contanti delle retribuzioni:
rapporti di lavoro instaurati con le Pubbliche Amministrazioni (di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165);
rapporti di lavoro domestico (di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 339 e a quelli comunque rientranti nell’ambito di applicazione dei CCNL per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale).
Resta comunque inteso che qualora la retribuzione sia superiore ai 2.999,99 euro, si dovrà fare riferimento, anche per questi rapporti di lavoro, alla normativa generale (articolo 49, comma 1, del decreto legislativo n. 231 del 21 novembre 2007) che prevede il divieto al trasferimento di denaro contante qualora sia di importo pari o superiore a 3.000 euro. Il trasferimento superiore al predetto limite, quale che ne sia la causa o il titolo, è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti, inferiori alla soglia, che appaiono artificiosamente frazionati.
In caso di violazione alla presente disposizione, il legislatore prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 a 50.000 euro, che verrà predisposta dagli uffici della Ragioneria territoriale dello Stato.
Modalità di pagamento
Queste le uniche modalità di pagamento previste, dal legislatore, dal 1° luglio 2018:
- bonifico (bancario o postale) sul conto – identificato dal codice IBAN – indicato dal lavoratore
- strumenti di pagamento elettronico
- pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento
- emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. Viene considerato comprovato l’impedimento qualora il delegato sia: il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a 16 anni.
Sanzioni
Il pagamento della retribuzione effettuato con l’utilizzo di denaro contante comporterà violazione alla disposizione in oggetto e l’emissione, da parte degli organi di vigilanza, di una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 a 5.000 euro.
Valore della firma del lavoratore sulla busta paga
Un’ultima precisazione il legislatore la dispone in merito al valore della quietanza, fornita dal lavoratore con la sottoscrizione della busta paga.
L’ultimo periodo del comma 912 evidenzia come la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisca prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. Detta prescrizione è un ulteriore chiarimento a ciò che la giurisprudenza di legittimità aveva già più volte affermato e cioè che la sottoscrizione “per quietanza” o “per ricevuta”, apposta dal lavoratore alla busta paga, non implica, di per sé, in maniera univoca, l’effettivo pagamento della somma indicata nel medesimo documento, e pertanto non è da ritenersi prova di tale pagamento.
Tra le più recenti, evidenzio la sentenza n. 9294/2011 che stabilisce che “è onere del datore di lavoro di consegnare ai propri dipendenti i prospetti contenenti tutti gli elementi della retribuzione e che, comunque, i detti prospetti, anche se eventualmente sottoscritti dal prestatore d’opera con la formula “per ricevuta”, non sono sufficienti per ritenere delibato l’effettivo pagamento, potendo costituire prova solo dell’avvenuta consegna della busta paga e restando onerato il datore di lavoro, in caso di contestazione, della dimostrazione di tale evento. Pertanto, la sottoscrizione della busta paga dimostra soltanto la sua regolare consegna al dipendente, mentre la prova dell’effettivo pagamento è totalmente a carico del datore di lavoro.”
In progress
Il Governo ha previsto la stipula di una convenzione con le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale, con l’Associazione bancaria italiana e con la società Poste italiane Spa, con la quale saranno individuati gli strumenti di comunicazione idonei a promuovere la conoscenza e la corretta attuazione della disposizione summenzionata.
Ad oggi, detta stipula non si è ancora realizzata, per quanto la norma disponesse che l’accordo dovesse essere sottoscritto entro il 30 marzo 2018.

Dal 15 gennaio sarà possibile presentare le domande a Invitalia per gli incentivi Resto al Sud. 

Sono escluse le attivita' commerciali e le libere professioni.
Domenico Arcuri, Amministratore delegato di Invitalia, ha spiegato che è un ulteriore contributo allo sviluppo del Sud, che da due anni cresce addirittura piu' del centro Nord ed e' dedicato in particolare ai giovani che possono intraprendere e non soltanto sognare di creare una propria piccola e media impresa.
Basta pensare che lo sviluppo arrivi da qualche altra parte, bisogna trovarlo e stanarlo all'interno delle Regioni".
Sulla misura sono disponibili 1.250 milioni di euro.

 

MAGGIORI INFORMAZIONI – PRESENTAZIONE DELLE DOMANE

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voucher abbattitori cciaaLa Camera di Commercio di Napoli concede contributi a fondo perduto alle imprese della Filiera Alimentare per la realizzazione o il potenziamento di sistemi di conservazione degli alimenti a garanzia dell’igiene e per la tutela della salute dei consumatori.
In particolare finanzia la realizzazione o il potenziamento di abbattitori di temperatura per alimenti e/o sistemi per abbattere la temperatura dei macchinari e delle attrezzature in uso nelle imprese del settore alimentare, limitatamente al commercio, artigianato ed alla ristorazione e, più in generale, della somministrazione al pubblico di alimenti e bevande.
Beneficiari
Possono presentare domanda dalle ore 9.00 del giorno 10/11/2017 alle ore 9.00 del giorno 10/12/2017 tutte le PMI con sede e unità locale, cui è riferita l’attività oggetto di contributo, nella provincia di Napoli;
Spese ammissibili
Sono ammessi a contributo gli investimenti riguardanti:
- l’acquisto e l’installazione di sistemi di abbattimento della temperatura degli alimenti, in grado di interagire direttamente con il ciclo di vita degli alimenti prima della loro vendita o somministrazione al pubblico, in conformità alla Normativa HACCP ed ai Regolamenti Comunitari del “Pacchetto igiene”;
- spese per l’installazione di sistemi di abbattimento della temperatura dei macchinari ed attrezzature in uso;
- interventi di edilizia strettamente connessi all'installazione dei predetti dispositivi.
Sono ammesse esclusivamente spese sostenute con data successiva alla presentazione della domanda di agevolazione e non oltre il 30/03/2018
Entità delle agevolazioni
L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto (Voucher), fino alla concorrenza del 50% delle spese ammissibili. Il voucher non potrà essere inferiore a 1.000,00 euro e superiore a 5.000,00 euro.
E' possibile presentare le domande entro il 10 dicembre.

BANDO

MODELLO DI DOMANDA

MODELLO DI PROCURA

MODELLO DI RENDICONTAZIONE

MAGGIORI INFORMAZIONI – PRESENTAZIONE DELLE DOMANE

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digitalizzazione sintesi 1

Da Gennaio 2018 il via alla presentazione delle domande per il bando cosiddetto “voucher digitalizzazione”.

L'incentivo consiste nella concessione di un contributo (sotto forma di “voucher”), di importo non superiore a 10 mila euro, pari al 50% del totale delle spese sostenute per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici, il cui fine è favorire l'adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.
I beneficiari sono micro, piccole e medie imprese, nel rispetto del regolamento che disciplina gli aiuti a titolo “de minimis”.
Il bando è aperto anche agli studi professionali purché svolgano la propria attività in forma di impresa e siano iscritti, alla data di presentazione della domanda, al Registro delle Imprese.
Ciascuna impresa può presentare una sola domanda di accesso alle agevolazioni nella quale è tenuta ad indicare, ai fini della suddivisione su base regionale delle richieste, l’ubicazione dell’unità produttiva nell’ambito della quale viene realizzato il progetto di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico.
Sul piano operativo le domande devono essere presentate dalle imprese esclusivamente tramite la procedura informatica accessibile nella sezione “voucher digitalizzazione” del sito web del Ministero dello Sviluppoeconomico, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018.
Tuttavia, già dalle ore 10.00 del 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda. Per l'accesso è richiesto il possesso della Carta nazionale dei servizi (CNS) ovvero un dispositivo (Smart Card o chiavetta USB) che contiene un “certificato digitale” di autenticazione personale, una casella PEC attiva e la registrazione nel Registro delle imprese.
Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento “cumulativo” di prenotazione del voucher, su base regionale, contenente l'indicazione delle imprese e dell'importo dell'agevolazione prenotata. Successivamente alla presentazione da parte dell’impresa della rendicontazione delle spese sostenute, il Ministero provvederà all’assegnazione definitiva e alla conseguente erogazione del voucher.
Non è previsto un ordine cronologico per l’attribuzione dei voucher e, quindi, le domande presentate nel periodo di apertura dello sportello sono considerate come pervenute nello stesso momento. Nel caso in cui le risorse disponibili a livello regionale non siano sufficienti a coprire le richieste pervenute da parte delle imprese è prevista una procedura di “riparto” delle risorse finanziarie in proporzione alle richieste effettuate dalle singole imprese.
Possono beneficiare del voucher le imprese operanti in tutti i settori di attività economica ad eccezione delle imprese operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura o nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli. Tuttavia, qualora le imprese che operano in tali settori svolgano anche attività economiche “ammissibili”, le stesse possono beneficiare del voucher a condizione che siano in possesso di un adeguato sistema di separazione delle attività o di un sistema contabile che assicuri la distinzione dei costi.

 DETTAGLI DELLA MISURA

 digitalizzazione sintesi2

MAGGIORI INFORMAZIONI – PRESENTAZIONE DELLE DOMANE

Lo studio è disponibile per attività di consulenza ed assistenza nella redazione e presentazione del progetto.

Qualora dovesse ritenere di Suo interesse la presente proposta, non esiti a contattarci senza impegno e nella massima riservatezza per fissare un incontro al fine di valutare insieme un accordo di collaborazione.
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restoalsud

RESTO AL SUD: fino a 200.000 euro, con 35% a fondo perduto, per avvio nuove imprese in Campania e Sud Italia

Finanziamenti fino a 40 mila euro con quota del 35% a fondo perduto e prestito restante a tasso zero: si tratta del nuovo incentivo "Resto al Sud", previsto dal decreto Sud e riservato ai giovani under 35 che intendano avviare, o abbiano già avviato, un’attività imprenditoriale nelle regioni del Mezzogiorno.
L’agevolazione dovrebbe diventare operativa a breve: si attende, a tal proposito, il decreto attuativo, che sarebbe dovuto essere stato già emanato entro il 12 settembre (cioè entro 30 giorni dal 13 agosto, data dell’entrata in vigore della legge di conversione).
Vediamo come funzionerà questa nuova misura, chi saranno i beneficiari, quali requisiti sono richiesti e quali sono le attività agevolabili.

 

 SINTESI DELLA MISURA

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DETTAGLI DELLA MISURA

OBIETTIVI

Al fine di promuovere la costituzione di nuove imprese nelle regioni Abruzzo, Basilicata Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, da parte di giovani imprenditori è attivata una misura denominata: «Resto al Sud».
REQUISITI
La misura è rivolta ai soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni che presentino i seguenti requisiti:
a) siano residenti nelle regioni di cui al comma 1 al momento della presentazione della domanda o vi trasferiscano la residenza entro sessanta giorni dalla comunicazione del positivo esito dell’istruttoria;
b) non risultino già titolari di attività di impresa in esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto o beneficiari, nell’ultimo triennio, di ulteriori misure a livello nazionale a favore all’autoimprenditorialità.
I soggetti devono essere già costituiti al momento della presentazione o si costituiscano, entro sessanta giorni dalla data di comunicazione del positivo esito dell’istruttoria nelle seguenti forme giuridiche: impresa individuale; società, ivi incluse le società cooperative.
I soggetti beneficiari della misura devono mantenere la residenza nelle regioni ammesse per tutta la durata del finanziamento. Le imprese e le società devono avere, per tutta la durata del finanziamento, sede legale e operativa in una delle aree ammesse.
Le società possono essere costituite anche da soci che non abbiano i requisiti anagrafici, a condizione che la presenza di tali soggetti nella compagine societaria non sia superiore ad un terzo dei componenti e non abbiano rapporti di parentela fino al quarto grado con alcuno degli altri soci.
Al momento dell’accettazione del finanziamento e per tutta la durata del rimborso dello stesso, il beneficiario, a pena di decadenza, non deve risultare titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto.
IMPORTO DEL CONTRIBUTO
Ciascun richiedente riceve un finanziamento fino ad un massimo di 50.000 euro. Nel caso in cui l’istanza sia presentata da più soggetti, già costituiti o che intendano costituirsi in forma societaria, ivi incluse le società cooperative, l’importo massimo del finanziamento erogabile è pari a 50 mila euro per ciascun socio, che presenti i requisiti suindicati, fino ad un ammontare massimo complessivo di 200.000 euro, ai sensi e nei limiti del regolamento (UE) che disciplina gli aiuti de minimis.
I finanziamenti di cui al presente articolo sono così articolati:
- 35% come contributo a fondo perduto;
- 65% sotto forma di prestito a tasso zero rimborsato entro otto anni complessivi dalla concessione del finanziamento, di cui i primi due anni di pre-ammortamento, e usufruisce del contributo in conto interessi e della garanzia. Il prestito beneficia di un contributo in conto interessi per la durata del prestito, corrisposto dal soggetto gestore della misura agli istituti di credito che hanno concesso il finanziamento; nonché di una per la restituzione dei finanziamenti concessi dagli istituti di credito da parte del soggetto gestore. A tal fine, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, è istituita una sezione specializzata presso il Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese (PMI),
Nel caso in cui i beneficiari delle agevolazioni di cui al presente articolo si costituiscano in Società cooperative, possono essere concesse, nei limiti delle risorse disponibili, anche le agevolazioni di cui all’articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49. Resta fermo il rispetto dei limiti di cui alla disciplina degli aiuti de minimis.
SETTORI AMMESSI
Sono finanziate le attività imprenditoriali relative a produzione di beni nei settori dell’artigianato, dell’industria, della pesca e dell’acquacoltura, ovvero relative alla fornitura di servizi, ivi compresi i servizi turistici.
Sono escluse dal finanziamento le attività libero professionali e del commercio ad eccezione della vendita dei beni prodotti nell’attività di impresa.
SPESE AMMISSIBILI
Copertura dell’intero investimento e del capitale circolante. Le somme non possono essere utilizzate per spese relative alla progettazione, alle consulenze e all’erogazione degli emolumenti ai dipendenti delle imprese individuali e delle società, nonché agli organi di gestione e di controllo delle società stesse. Le imprese e le società possono aderire al programma Garanzia Giovani per il reclutamento del personale dipendente.
RISORSE DISPONIBILI
Per l’attuazione del presente articolo saranno destinate le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione – programmazione 2014-2020, per un importo complessivo fino a 1.250 milioni di euro, previa rimodulazione delle assegnazioni già disposte con apposita delibera del CIPE, nonché eventuale riprogrammazione delle annualità del Fondo per lo sviluppo e la coesione ai sensi della legge 196/2009.

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